Roberto Saviano a “Che tempo che fa”: “Salvo Riina ha aperto alla dissociazione”

Roberto Saviano commenta l’intervista del figlio di Riina a Porta a Porta: “Ecco il messaggio che ha voluto lanciare”

Una delle voci più forti, quando si parla di organizzazioni criminali, è senza dubbio quella di Roberto Saviano. L’autore di Gomorra, intervenuto alla trasmissione “Che tempo che fa” si è espresso sull’intervista di Salvo Riina mandata in onda nei giorni scorsi su Rai Uno ed effettuata da Bruno Vespa per il programma “Porta a Porta“. Lo scrittore campano si è detto convinto che il figlio del boss abbia sfruttato l’occasione concessagli dalla televisione per mandare diversi messaggi.

“Ogni volta che un mafioso va in tv – apre Saviano – lo fa per inviare un messaggio. L’intervista rappresenta, forse, la comunicazione più forte che ha dato Cosa Nostra negli ultimi vent’anni. Il primo messaggio che mette in chiaro Salvo Riina è che non sta parlando da capofamiglia. Non si sta sostituendo al padre. Ogni volta che viene invitato ad esprimere la propria opinione lui non lo fa mai, dice sempre che bisogna parlare al padre. Nella logica mafiosa dare la propria opinione su una vicenda significa prendere il posto del padre”. Prosegue Saviano: “In un’intervista di Angelo Provenzano, figlio di Bernardo, rilasciata a Servizio Pubblico nel 2012 il copione era stato sostanzialmente lo stesso. Quando gli fu chiesto di esprimere un’opinione sul padre dice di non poter rispondere e dichiara che solo suo padre potrebbe farlo. In sintesi, dunque, i figli non stanno sostituendo i padri”.

“Per la maggior parte del tempo concessogli – continua lo scrittore partenopeo – Salvo Riina fa un’apologia della sua famiglia, descrivendola come unita in qualunque momento. Lo fa per parlare dei valori di Cosa Nostra, della vecchia mafia dei corleonesi. Lui dice che puoi giudicare una persona solo in base a ciò che ti fa, non in base a ciò che fa con gli altri. Le mafie giudicano un uomo solo rispetto a quello che fa per te. Se ti fa del bene è da considerare un uomo buono. E’ quello che dice Salvo Riina. A lui non interessa quello che abbia fatto il padre, conta quello che questa persona ha fatto con lui, ciò che gli ha insegnato. E’ ancora una volta questa la logica interna con cui le mafie interpretano il mondo”.

“Salvo Riina – dice Saviano – usa in una sola occasione la parola mafia. Dice di non essersi mai chiesto cosa sia e che essa potrebbe essere tutto o nulla. Nella logica mafiosa la mafia non va mai nominata. Egli vuole dire che oggi si usa la parola mafia per qualsiasi cosa. Angelo Provenzano, nel definire la mafia, chiese alla giornalista che lo stava intervistando perché ci fosse la necessità di chiamare un’associazione criminale con un nome specifico. Secondo la mafia, il crimine è una prassi di potere che appartiene a tutti. Loro non pronunciano la parola mafia e non prendono le distanze da essa nemmeno quando si tratta di esprimere una opinione sulla stragi di Capaci e via d’Amelio”.

Saviano rivela che ad un certo punto dell’intervista di Salvo Riina avviene una sorta di corto circuito del quale nessuno sembra accorgersi: “Salvo Riina prima dice di non essersi mai posto il problema di cosa fosse la mafia e poi comincia a parlare dei pentiti. Li accusa di negoziare con lo Stato per la paura del carcere. Lo Stato sfrutterebbe questa cosa, secondo Salvo Riina, e in cambio non farebbe scontare ai pentiti ciò che essi hanno fatto. Egli sa che i pentiti sono l’arma più potente a disposizione dello Stato per scompaginare le organizzazioni mafiose. Secondo me, lui lascia quest’intervista per aprire alla dissociazione. Si tratta di un istituto giuridico utilizzato dallo Stato contro il terrorismo politico. I brigatisti dichiaravano solo le loro responsabilità. In cambio avevano uno sconto di pena mentre lo Stato, in tal modo, riusciva ad interrompere l’ideologia. Il terrorista in tribunale dichiarava di non credere più in quella ideologia armata. Le mafie sono organizzazioni criminali, non politiche. Credo che le mafie vogliano arrivare a dire proprio questo, ovvero chiedono allo Stato la possibilità di dissociarsi. Con la dissociazione nessuno sarebbe costretto a fare i nomi di altri. A mio parere, Riina fa capire che vorrebbe che fosse tolto il 41bis a suo padre. In cambio, sarebbe disposto a prendersi le sue responsabilità, senza accusare altra gente. Il secondo messaggio sarebbe, invece, rivolto a Cosa Nostra. Salvo Riina vuole dire che la vecchia mafia non si riconosce nella nuova Cosa Nostra. Il senso è che le vecchie famiglie starebbero pagando per qualcosa che non hanno fatto”.

Saviano conclude: “La mafia si rende conto che in questo momento non si parla quasi mai di organizzazioni criminali. I mafiosi vogliono sfruttare questo spazio per aprire un procedimento innanzitutto culturale sul discorso della dissociazione. Non abbiamo capito in tempo che la mafia sta parlando“.

Ecco il link per rivedere l’intervento di Roberto Saviano a “Che tempo che fa”: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-ee9db351-d6ad-49a1-9ceb-c54dc4465867.html

 

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