Sacco di Palermo: la città deturpata da mafiosi e politici

Il Sacco di Palermo si riferisce al boom edilizio che caratterizzò il capoluogo siciliano tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60

Il sacco di Palermo è un’espressione divenuta ormai famosa con la quale si definisce il boom edilizio che caratterizzò la città siciliana nel periodo compreso tra gli anni cinquanta e sessanta del Novecento. Il sacco di Palermo finirà per racchiudere nelle costruzioni di nuovi appartamenti e case gli interessi dei politici locali, dei mafiosi e di alcuni imprenditori.

I protagonisti del sacco di Palermo

Sono due i grandi protagonisti di questo periodo caratterizzato da grandi ruberie e da una diffusa illegalità. Si tratta di due esponenti importanti sotto l’aspetto politico e non solo. Parliamo di Vito Ciancimino e Salvo Lima. La città di Palermo cambiò completamente volto.  Le ville e le note piantagioni di limoni lasciarono presto spazio al cemento. C’è da dire che la città aveva senza dubbio bisogno di un rinnovamento. Le bombe della seconda guerra mondiale avevano tolto l’abitazione a circa 14.000 persone. Negli anni cinquanta, Palermo era divenuta una città nuovamente importante nel panorama regionale e nazionale. Erano tante le persone che desideravano lasciare la campagna alla ricerca di un lavoro stabile in città.

Giovanni Gioia e l’influenza della Dc

Era, dunque, necessario che si verificasse un boom edilizio. Il problema è che ciò che accadde a Palermo andò oltre ogni aspettativa, purtroppo in negativo. Il sacco di Palermo è la testimonianza di intrecci politico-criminali incredibili, gestiti dagli uomini più importanti della Democrazia Cristiana. La corrente fanfaniana della Dc spinse affinché a livello locale il potere fosse gestito dai cosiddetti Giovani Turchi. L’obiettivo era quello di mettere le mani sulle risorse pubbliche non per procurare un bene alla collettività ma per riempire le tasche e assecondare gli interessi della stessa Dc. Per diversi anni fu Giovanni Gioia a rivestire a Palermo un ruolo veramente importante. Grazie ad un metodo tutt’altro che legittimo, Gioia era riuscito a far crescere di molto il numero degli iscritti ed in possesso della tessera della Dc.

Più di 4.000 licenze edilizie in quattro anni

Come anticipato anche prima, fu grazie a Salvo Lima e a Vito Ciancimino che il sacco di Palermo potette diventare realtà. A distanza di quattro anni, infatti, i due occuparono la carica di assessore ai lavori pubblici. Un dato potrebbe già servire a rendere l’idea di cosa abbia significato il sacco di Palermo. Dal 1959 al 1963 Lima e Ciancimino concessero circa 4.200 licenze edilizie. La maggior parte delle licenze finì nelle mani di poche persone, le quali avevano ovviamente amicizie importanti e grossi interessi da proteggere e salvaguardare. Lima e Ciancimino si occupavano della gestione delle licenze che venivano consegnate nelle mani di persone non in possesso dei requisiti previsti dalla legge.

Il ruolo della mafia

Per la mafia il sacco di Palermo significò un cambio di prospettiva, un modo diverso di guardare agli affari. Da quel momento in poi i mafiosi avrebbero dovuto interessarsi della protezione non più le piantagioni di limoni ma i cantieri. La mafia cercò, inoltre, di infiltrare aziende ad essa legate nel settore dei subappalti. Le cosche mafiose potevano contare su una fitta rete di contatti e di conoscenze a qualunque livello che consentivano all’organizzazione criminale di mettere il naso sui più importanti affari.

Il piano regolatore

Ci vollero diversi anni affinché venisse approvato un nuovo piano regolatore che definisse le regole nel settore dell’edilizia. In realtà, anche dopo l’approvazione del piano coloro i quali vantavano conoscenze dirette di Ciancimino, Gioia e Lima riuscirono ad ottenere le licenze per costruire nuove abitazioni. Insomma, con il sacco di Palermo mafia, politica e imprenditoria si arrogano il diritto di costruire laddove non si può e di dare vita ad una speculazione edilizia mai vista prima.

Nessun colpevole

Ancora oggi si avvertono le conseguenze delle rovine prodotte dal sacco di Palermo. La città capoluogo, dopo il boom edilizio, aveva ormai perso la bellezza paesaggistica che nei secoli l’aveva contraddistinta e che forniva una diretta testimonianza delle tante popolazioni che avevano dominato l’isola. L’aspetto più terrificante fu che personaggi come Ciancimino e Lima per anni continuarono ad esercitare il loro potere, mentre la storia della mafia cominciava ad entrare nel vivo, con le prime vere guerre tra cosche rivali.

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