Salvatore Giuliano: la strage di Portella della Ginestra ed altri misteri

Salvatore Giuliano è stato il più spietato dei banditi: è lui l’ideatore della prima strage dell’Italia repubblicana, l’eccidio di Portella della Ginestra

Il mito di Salvatore Giuliano

Con Salvatore Giuliano la mafia ufficializza il suo ritorno, dopo gli anni difficili e tormentati del fascismo e della guerra, anche dal punto di vista mediatico. In realtà, quando si parla di questo personaggio il termine maggiormente utilizzato è “bandito” più che “mafioso“. Sta di fatto che la maggior parte, se non tutte, delle gesta compiute da quest’uomo furono molto probabilmente approvate dalla mafia siciliana. Non sempre è stato facile risalire ad immagini e documenti relativi al passato della mafia, soprattutto negli anni della guerra e del fascismo. Con Salvatore Giuliano tutto ciò si capovolge. Basta fare una semplice ricerca su Internet per notare il grande numero di immagini che ritraggono il più noto dei banditi che amava farsi fotografare e che riusciva sempre a sfuggire alla cattura dello Stato. Se non volete fare una ricerca per immagini potete cercare i libri relativi a Giuliano. Sappiate che la vostra ricerca, però, potrebbe essere molto lunga visto che, a quanto pare, sono state scritte circa 40 biografie sulla vita di quest’uomo. Il paradosso è dato dal fatto che, nonostante tutte queste notizie e fonti, siano ancora molti i punti oscuri su diverse delle vicende che riguardarono in prima persona Salvatore Giuliano.

Salvatore Giuliano: il film di Rosi

Non solo immagini e libri. Anche il cinema ha provato a mettere in scena la vera storia di Salvatore Giuliano. Il film sul bandito siciliano si intitola proprio “Salvatore Giuliano” e fu diretto dal grande regista Francesco Rosi, autore di molte pellicole che cercavano di far luce sulla criminalità e sugli aspetti più bui dell’Italia repubblicana. Il film uscì nel 1961, quando il bandito Salvatore Giuliano era morto già da dieci anni. Rosi fece di tutto per raccontare in maniera più reale possibile la vita Giuliano Salvatore. Il bandito era noto anche come “Il re di Montelepre“. Non a caso, il film fu girato proprio a Montelepre.

Le origini del re di Montelepre

In questo piccolo comune a ovest di Palermo era nato il futuro bandito. Era l’ultimo di quattro figli di una famiglia dalle umili origini. Era molto attratto, sin dall’infanzia, da tutto ciò che era collegato all’America. Fu proprio negli anni dello sbarco alleato che cominciarono i suoi problemi con la giustizia. Trovato in possesso di un sacco di grano prelevato dal mercato nero, per evitare la cattura Salvatore cominciò a sparare. Diversi furono gli agenti che persero la vita nei vari tentativi di agguantarlo. I numeri legati alle imprese criminali di Giuliano sono impressionanti. Pare che siano ad egli riconducibili più di 400 omicidi. Molti suoi parenti, dopo essere stati arrestati perché accusati di proteggerlo, evasero grazie al suo aiuto.

Giuliano ed il rapporto con mafia e politica

Il rapporto di Salvatore Giuliano con la mafia non è stato mai del tutto chiarito. Diversi personaggi che lo hanno conosciuto rivelarono che egli era ufficialmente entrato a far parte della mafia. Non ci sono prove certe in merito. Se così fosse avvenuto, la mafia avrebbe, probabilmente, fatto tutto ciò per tenere sotto controllo il bandito e per cercare di convincerlo a non tradire mai l’organizzazione alla quale si era legato.

Non solo mafia. Molto interessante analizzare anche il rapporto che Giuliano ebbe con la politica. Sembra, infatti, che egli si affezionò agli uomini che appoggiavano il movimento separatista siciliano. Il progetto separatista fallì e molti banditi furono arrestati dallo Stato, probabilmente anche grazie alle soffiate dei mafiosi. Per un periodo, il bandito si trovò spaesato. Poi, consapevole dell’importanza di trovare gli agganci giusti nel mondo politico, decise che il suo avversario politico aveva un nome ben preciso: il comunismo. Questo è un aspetto che ha inciso molto sulla vita di Salvatore Giuliano e sulle scelte che poi compì. Nel 1947 le elezioni diedero la conferma che il Partito Comunista stava avanzando pericolosamente e fu anche per questo motivo che Salvatore Giuliano si convinse ad organizzare la strage per la quale oggi è ricordato: l’eccidio di Portella della Ginestra.

La strage di Portella della Ginestra

Il primo maggio del 1947 a Portella della Ginestra diverse famiglie contadine si riunirono per festeggiare e per trascorrere una giornata all’insegna della gioia e del divertimento. Salvatore Giuliano aveva, però, già organizzato tutto e i suoi uomini cominciarono a sparare all’impazzata sulla folla. Furono minuti interminabili e momenti terribili che i sopravvissuti non dimenticarono mai più. Undici persone persero la vita, tra le quali diversi bambini. Più di trenta i feriti. Una vera strage, la prima dell’Italia repubblicana. Dal punto di vista mediatico i fatti di Portella della Ginestra ebbero grossa risonanza ma Giuliano sfuggì comunque alla cattura di polizia e carabinieri.

Altri omicidi e la morte di Giuliano

Il bandito cominciò, per certi versi, a cambiare atteggiamento quando si rese conto che la Democrazia Cristiana cominciava ad ottenere vittorie importanti dal punto di vista politico. Le violenze, però, non si fermarono. Nel 1948 Salvatore Giuliano uccise cinque persone vicine alla mafia. Molti dei suoi uomini, poco alla volta, finirono per essere arrestati. Nel 1949 fu sempre lui a uccidere nei pressi di Bellolampo ben sei carabinieri.

Le indagini sulla strage di Portella della Ginestra si rivelarono molto lente e complicate. Si diffusero le voci di presunte connivenze da parte dello Stato. Addirittura, si disse che fu l’allora ministro dell’Interno Scelba ad ordinare la strage al bandito. Nel 1950 gli uomini di Giuliano furono portati davanti alla Corte d’Assise di Viterbo. La speranza era che i collaboratori del re di Montelepre parlassero per chiarire molte delle oscure vicende che avevano visto come protagonista il loro capo. In realtà, il processo fu scosso dalla morte proprio di Salvatore Giuliano, il cui cadavere fu ritrovato a Castelvetrano, nel cortile di un’abitazione.

Il mistero dell’omicidio

La versione ufficiale fu che ad uccidere Giuliano erano stati i carabinieri nel corso di una sparatoria. Una versione che, però, contrastava con la scena del delitto e con altri elementi che, via via, emersero. Il luogo in cui fu ritrovato probabilmente non era quello in cui era stato ucciso. Salvatore Giuliano fu quasi sicuramente ammazzato da suo cugino Gaspare Pisciotta. Quest’ultimo collaborava con i carabinieri e furono proprio gli agenti ad optare per il trasporto del cadavere dal letto in cui era stato freddato al cortile di quella casa. La sensazione fu che si sarebbe potuto evitare di uccidere Giuliano e che c’erano tutte le possibilità per arrestarlo. Forse, per molti politici e uomini dello Stato, Salvatore Giuliano avrebbe potuto raccontare molte cose se fosse rimasto in vita e, forse, si preferì eliminarlo ed eventualmente farlo tacere per sempre.

La morte di Pisciotta e la verità nascosta

Gaspare Pisciotta fu condannato all’ergastolo per i fatti di Portella della Ginestra. In un altro processo avrebbe dovuto rispondere dell’omicidio di Salvatore Giuliano e raccontare la sua verità dei fatti. A quel processo, però, non ci arrivò perché morì in carcere nel febbraio del 1945, mentre beveva una tazzina di caffè e assumeva la tradizionale medicina che utilizzava per curare la tubercolosi. Egli fu certamente avvelenato e l’autobiografia che stava scrivendo in prigione proprio in quel periodo scomparve nel nulla. Dietro questi omicidi è difficile pensare che non ci fosse la mano della mafia. L’organizzazione criminale scelse probabilmente il modo più semplice per chiudere i conti con la strage di Portella della Ginestra e fare in modo che non venisse mai fuori la verità.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *