Sandokan: le imprese criminali di Francesco Schiavone

Francesco Schiavone detto Sandokan è stato uno dei boss più spietati e pericolosi del clan dei Casalesi. Fu il successore di Antonio Bardellino

Quando si parla di Francesco Schiavone Sandokan si fa riferimento ad un boss che incamera diverse facce del camorrista, quello che sa essere spietato e violento quando serve ma anche quello che ha grande fiuto per gli affari e, soprattutto, quello bravo a rimanere nell’ombra e ad apparire poco. In una terra dove i soprannomi vanno di moda, quello di Sandokan, per via della somiglianza di Francesco Schiavone con Kabir Bedi, protagonista de “La tigre di Mompracem”, non sembrava molto piacere al boss. Un aspetto che emerse soprattutto nel corso di un’udienza, quando il boss dichiarò di essere soltanto Schiavone Francesco di Nicola.

Quella di Sandokan è la carriera di un uomo che parte dal basso, che deve fare la gavetta prima di raggiungere i vertici dell’organizzazione criminale più potente della Campania. Francesco Schiavone cresce nell’ombra del suo capo, quell’Antonio Bardellino che proprio lui farà eliminare e in seguito al quale farà scatenare una vera e propria guerra all’interno dell’organizzazione. Partecipa, dunque, alla faida tra il cartello di Nuova Famiglia e il clan di Cutolo negli anni ’80 e, poco alla volta, comincia a covare il desiderio di ingrandirsi e di liberarsi dallo strapotere di Bardellino.

Dopo l’omicidio del capo dei casalesi avvenuto nel 1988 in Brasile e compiuto da Mario Iovine, il clan dei casalesi è chiamato ad eleggere un successore. In realtà, il clan che da sempre era stato considerato vicino a Cosa Nostra e che con Bardellino aveva conosciuto il grande traffico sudamericano della droga, si sfalda. Da una parte c’è Sandokan, insieme a Mario Iovine, Francesco Bidognetti e ad altri uomini fidati della sua famiglia, come il cugino Carmine. Dall’altra c’è Vincenzo De Falco. Uno dei primi a cadere nella faida che si sviluppa a partire dai primi anni ’90 è proprio Vincenzo De Falco. Il clan De Falco, a quel punto capitanato da Nunzio De Falco, per vendetta uccide nel 1991 in Portogallo Mario Iovine. L’omicidio si rivela per certi versi favorevole a Sandokan che, così, sale ai vertici del clan dei Casalesi.

Del resto, Sandokan si è guadagnato sul campo quella posizione. E’ un ruolo che gli viene riconosciuto anche dagli altri esponenti del clan. Francesco Schiavone viene ritenuto un uomo freddo e lucido, cerca sempre di essere chiaro e vuole evitare qualunque fraintendimento. I primi problemi con la giustizia per Sandokan cominciano proprio nei primi anni ’90. Viene arrestato per due volte nel giro di due anni ma i capi d’accusa si rivelano deboli e, così, viene scarcerato per decorrenza dei termini. Entra nuovamente in latitanza ma continua a gestire i suoi affari. Le imprese legate al cemento e al movimento terra devono andare avanti e il clan deve continuare a mantenere una posizione di privilegio nel controllo degli appalti pubblici.

Non solo, Sandokan è uomo da sempre interessato ai rapporti con la politica locale. Non è un caso che proprio negli anni ’90 molti comuni del casertano vengono sciolti per infiltrazioni camorristiche. Tra questi comuni anche Casal Di Principe, Casapesenna e San Cipriani D’Aversa. La faida, però, va avanti ed èFrancesco Schiavone ad uscire vincitore, se si considera che Nunzio De Falco vola in Spagna e che gli altri componenti del suo clan finiscono uccisi o arrestati.

Sandokan aveva sempre puntato sulla solidità ed un forte legame con la sua famiglia. Il cugine Carmine Schiavone, prima di pentirsi, era colui il quale si occupava dei registri economici del clan mentre altri cugini come Francesco e Nicola avevano occupato un ruolo importante nel comune di Casal Di Principe. Le cose sembrano cambiare nel 1993, quando Carmine Schiavone comincia a collaborare con la giustizia. Sandokan capisce che c’è bisogno di ristrutturare il clan e che si deve circondare di pochi uomini ma tutti fidati.

Intanto, grazie proprio alle dichiarazioni di Carmine Schiavone, lo Stato ha la possibilità di organizzare il primo grande processo contro la camorra casalese: il processo Spartacus. Arrivano gravi e dure condanne per gli uomini di spicco dell’organizzazione. Sandokan è latitante, gli agenti fanno fatica a mettere le mani sul boss dei Casalesi ma l’11 luglio del 1988 Francesco Schiavone viene arrestato in un bunker che si trova all’interno del suo paese di origine. Da lì Sandokan non si era mai spostato, sapeva che per controllare bene il territorio è importante essere presenti e vicini anche fisicamente. Godendo di un’ampia serie di coperture, durante la latitanza Francesco Schiavone incontra a più riprese anche sua moglie nonché gli uomini del suo clan.

Nonostante si trattasse di un bunker, Sandokan non si faceva mancare nulla. L’appartamento era dotato di ogni comfort e risultava essere assolutamente all’avanguardia anche dal punto di vista tecnologico. Francesco Schiavone soprannominato Sandokan amava trascorrere il suo tempo leggendo libri che raccontavano le gesta e le imprese di Napoleone. Ma così come per Napoleone un giorno arrivò la sconfitta lo stesso fu anche per Sandokan, non per il clan dei casalesi che seppe trovare la forza di riorganizzarsi attorno a Michele Zagaria e ad Antonio Iovine. Alla soglia del nuovo millennio sono loro gli uomini di riferimento del clan dei casalesi. Anche se sottoposto al duro regime del 41bis, la sua famiglia ha continuato ad essergli fedele e a restargli vicino. A partire dai figli, in particolare da Nicola Schiavone che, sulle orme del padre, ha cercato di farsi rispettare nel suo territorio e nell’agro aversano prima che lo Stato mettesse le mani anche su di lui.

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