Seconda guerra di mafia (1981-1983): la dittatura dei corleonesi

Seconda guerra di mafia: la mattanza del 1981-1983, con i corleonesi intenti ad eliminare tutti i loro avversari

Quando si parla di seconda guerra di mafia ci si riferisce alla faida che scoppia a Palermo nel 1981 e che si protrae almeno fino al 1983. Protagonisti di questa guerra sono i corleonesi capeggiati da Totò Riina e Bernardo Provenzano e le cosche palermitane, con un mix di famiglie guidate da boss di un certo rango nelle gerarchie criminali, del calibro di Salvatore Inzerillo, Stefano Bontate e Tano Badalamenti.

Ogni guerra, però, è sempre preceduta da alcuni segnali. Solo chi è bravo a coglierli riesce ad evitare o a prepararsi in tempo per il conflitto. Il segnale che stesse per esplodere un conflitto tra le cosche mafiose del palermitano c’era stato nel 1978, con l’uccisione da parte dei corleonesi di Giuseppe Di Cristina, boss di Riesi molto vicino a Stefano Bontate e nemico giurato della mafia di Corleone. Tornando indietro nel tempo di qualche anno, i corleonesi avevano umiliato Stefano Bontate uccidendo il suocero di Nino Salvo. Quest’ultimo era l’esattore di Salemi ed era molto legato al Principe di Villagrazia.

Da non dimenticare altri episodi significativi. Nel corso degli anni Settanta si era formato il cosiddetto triumvirato che prevedeva la presenza contemporanea di tre uomini a capo della cupola. I tre uomini erano Luciano Liggio, Stefano Bontate e Gaetano Badalamenti. I corleonesi nel 1977 espulsero dalla Commissione don Tano, accusandolo di essersi arricchito con la droga in maniera scorretta nei confronti degli altri boss. Al posto di Badalamenti, nella Commissione di Cosa Nostra arrivò un altro alleato di Riina, ovvero Michele Greco, boss di Ciaculli, detto il papa. Infine, ci fu l’omicidio di Pippo Calderone, boss di Catania vicino a Stefano Bontate. Con la morte di Calderone, la città etnea passava nelle mani di Nitto Santapaola, altro alleato dei corleonesi.

Tommaso Buscetta nel 1980 uscì dal carcere in cui era stato rinchiuso in America Latina e trascorse alcuni mesi a Palermo. Fu, forse, l’unico a comprendere ciò che stava per accadere. Avvertì Inzerillo e Bontate dell’imminente faida ma questi, concentrati solo ed esclusivamente al business della droga, non vollero ascoltarlo e, anzi, gli chiesero di rimanere a Palermo. Il boss non volle ascoltarli e preferì tornare all’estero, nello specifico in Brasile.

L’inizio della seconda guerra di mafia si fa risalire al 23 aprile del 1981. Bontate sta rincasando dopo aver festeggiato il suo compleanno ma i killer lo individuano alla guida della sua Alfa Romeo e lo massacrano. Passano appena due settimane e la stessa sorte tocca anche a Salvatore Inzerillo, detto Totuccio. Gli altri due boss della fazione palermitana, Buscetta e Badalamenti, riescono probabilmente ad evitare la morte solo perché in quei giorni si trovano all’estero. La reazione della mafia di Palermo tarda ad arrivare. Le cosche del capoluogo sono molto più ricche dei corleonesi ma non sono pronte ad affrontare la guerra. Riina, invece, organizza un vero e proprio esercito pronto ad uccidere e eventualmente anche a morire per lui. Nei mesi che seguono, vengono uccise un centinaio di persone ritenute vicine alle famiglie Bontate e Inzerillo.

Alcuni cercano di fuggire dalla Sicilia e di trovare riparo negli Stati Uniti. I corleonesi, però, sembrano avere allacciato contatti importanti anche oltreoceano visto che nel New Jersey viene ritrovato il cadavere di un fratello di Salvatore Inzerillo. Quando Riina e i suoi non riescono ad uccidere un boss, cominciano a perseguire e a colpire familiari ed amici. E’ quello che accade non solo allo stesso Tommaso Buscetta ma anche a Salvatore Contorno. Quest’ultimo è stato per anni al servizio di Stefano Bontate ma, dopo la morte del suo capo, è consapevole di essere in pericolo. I corleonesi organizzano un’imboscata ma lui sfugge miracolosamente alla morte. Allora, Provenzano e gli altri mafiosi di Corleone cominciano ad uccidere tutti i parenti di Contorno il quale diventa, inizialmente, un informatore della Polizia, prima di dare vita, insieme a Buscetta, ad una vera e propria collaborazione con lo Stato.

Non vi è una data precisa in merito alla fine della seconda guerra di mafia. Si dice che il conflitto si sia chiuso nel 1983 ma, in realtà, anche negli anni a venire, sarebbero stati uccisi molti altri uomini, alcuni dei quali addirittura alleati di Totò Riina. Il boss è talmente premuroso che teme che alcuni dei suoi uomini di fiducia possano, poco alla volta, conquistare potere e trasformarsi da alleati in rivali. All’interno di uno Stato democratico quale quello italiano, i corleonesi organizzano quella che può essere definita a tutti gli effetti una dittatura.

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