Sigarette di contrabbando: l’affarone della camorra e non solo

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la camorra si rifà il look e si lancia in modo deciso sul mercato delle sigarette di contrabbando

Durante il ventennio fascista la Bella Società Riformata si era praticamente sfaldata e, dunque, la camorra aveva vissuto un periodo di grande difficoltà, senza un capo riconosciuto e con tanti piccoli delinquenti che il popolo definiva guappi. La Seconda Guerra Mondiale rappresentò un trauma per il popolo italiano e mise a dura prova anche le organizzazioni criminali. Le cose incominciarono a cambiare quando in Sicilia arrivarono le truppe alleate. Lo sbarco degli americani giunse anche grazie ad una sorta di accordo tra i mafiosi italo-americani, la mafia siciliana e le autorità americane. Fu in quel momento che diversi italiani precedentemente sbarcati in America fecero ritorno in patria. Tra questi anche pericolosi criminali, come Lucky Luciano e Vito Genovese.

La guerra offrì molte possibilità di guadagno illecite e, così, tante future famiglie criminali, grazie alla borsa nera e al contrabbando, si arricchirono a dismisura. Uno dei primi boss del secondo dopoguerra fu Antonio Spavone che vendicò il fratello ucciso prima di finire in carcere. Lo sbarco in Italia dei boss italo-americani fu l’occasione che permise in primis alla camorra di rinascere e riorganizzarsi. Lucky Luciano, che visse proprio a Napoli gli ultimi anni della sua vita, era l’uomo ideale per favorire il traffico di droga e delle sigarette di contrabbando sull’asse Italia-Stati Uniti.

I malavitosi napoletani, però, si interessarono soprattutto al business delle sigarette di contrabbando. Dopo la partenza degli americani, nacquero fabbriche clandestine che producevano tabacco. Napoli divenne presto la meta ideale per l’approdo presso il porto partenopeo di sigarette provenienti soprattutto dal Marocco. La gente cominciò a sentire sempre più il bisogno delle sigarette e quelle fornite dallo Stato evidentemente non bastavano. Così come nel mercato legale, del resto anche in quello illegale sono le leggi della domanda e dell’offerta a prevalere.

In quell’epoca, però, la camorra non aveva ancora una forza tale da impossessarsi di tutto il mercato illegale. I camorristi della provincia cominciarono a legarsi con diversi boss mafiosi e, dunque, era la mafia a gestire molti dei proventi derivanti dal contrabbando ma presto esplose una violenta faida che vide fronteggiarsi da una parte la mafia e la camorra e dall’altra il clan dei marsigliesi.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *