Strage di Ciaculli: l’atto conclusivo del primo conflitto mafioso

La strage di Ciaculli chiude la prima guerra di mafia e convince lo Stato italiano ad un’analisi approfondita del fenomeno mafioso

Come spesso accadrà nel corso della sua storia, la mafia chiude un periodo critico, caratterizzato da sanguinosi conflitti interni, con una strage atroce. E’ la cosiddetta strage di Ciaculli, l’episodio che chiude la prima guerra tra cosche rivali di Cosa Nostra. L’evento segnerà una prima importante svolta anche in merito all’attenzione e alle misure che lo Stato italiano adotterà per fronteggiare l’emergenza criminalità in Sicilia.

Ciaculli e la guerra tra le famiglie Greco

Per comprendere bene le possibili cause della strage di Ciaculli bisogna prendere in considerazione non soltanto il momento nel quale la stessa si verifica, ovvero in pieno conflitto mafioso tra cosche rivali, ma anche il luogo in cui avviene l’attentato. Ciaculli, località appartenente al comune di Palermo, a sud-est del capoluogo, e confinante con le frazioni di Croceverde-Giardina e Santa Maria di Gesù, è stata per alcuni anni il teatro di una faida tra due famiglie che portavano lo stesso cognome. Greco era, infatti, una famiglia mafiosa di Ciaculli ma lo era anche quella di Croceverde-Giardina. Giuseppe Greco controllava il territorio di Ciaculli mentre un altro Giuseppe Greco, soprannominato Piddu Il Tenente, era il boss di Croceverde-Giardina.

L’ascesa di Salvatore Greco

Il conflitto cominciò quando Piddu, per vendicare un’offesa che aveva ricevuto dal suo avversario, fece ammazzare Giuseppe Greco insieme al fratello Pietro Greco. Nacque una violenta faida, con diversi morti da ambo le parti. Le due fazioni arrivarono addirittura a scontrarsi in piazza nel settembre del 1947. In quell’occasione cinque persone persero la vita. Gli altri boss di Palermo compresero quanto grave fosse quello che stava accadendo e convinsero Piddu Il Tenente a trovare una soluzione per chiudere il conflitto. La guerra si concluse. Il figlio di Giuseppe Greco, Salvatore detto Cicchiteddu, ed il nipote ed omonimo Salvatore Greco detto l’ingegnere furono assunti nell’azienda di Piddu. Salvatore Greco Cicchiteddu cominciò poco alla volta ad assumere sempre più importanza in seno a Cosa Nostra. Egli si alleò ad altri importanti boss come i fratelli La Barbera, Tommaso Buscetta e Gaetano Badalamenti. Anche con i corleonesi instaurò un buon rapporto. I fatti della prima guerra di mafia, però, cambiarono le carte in tavola e la mattanza che ne seguì rischiò seriamente di compromettere il suo potere.

La strage

Dopo una lunga scia di morti da una parte e dall’altra, le cosche rivali al boss di Ciaculli decisero che era giunta l’ora di eliminare Cicchiteddu. Era molto probabilmente lui il reale obiettivo di quella che sarebbe poi passata alla storia come la strage di Ciaculli. Il 30 giugno 1963, in piena mattinata, un uomo chiamò alla Questura dicendo che a Ciaculli vi era un’automobile abbandonata. Non era una segnalazione da sottovalutare perché poche ore prima a Villabate era esplosa un’altra autobomba che aveva ucciso un fornaio e un meccanico. Polizia e carabinieri, comunque, si recarono sul luogo segnalato dall’uomo. Gli agenti individuarono l’auto, all’interno della stessa c’era una bombola di gas ma si scorgeva una miccia che sembrava già quasi del tutto bruciata e allora fecero liberare l’area, contattando i genieri dell’esercito. I genieri giunsero sul posto e provvidero a tagliare la miccia. Sembrava, ormai, che non ci fosse più alcun pericolo ma quando il tenente Mario Malausa aprì il bagagliaio un grosso quantitativo di tritolo esplose. Per i quattro carabinieri, i due militari del Genio e il poliziotto non vi fu scampo. Furono loro le sette vittime della strage di Ciaculli.

La reazione dello Stato

Stavolta lo Stato non poteva non reagire. C’erano stati già diversi omicidi negli anni precedenti ma l’Italia aveva preferito chiudere un occhio perché le vittime erano state, in gran parte, persone appartenenti alla mafia. Il discorso che lo Stato faceva era del tipo “tanto si ammazzano tra di loro“. La strage di Ciaculli, però, aveva costretto l’Italia ad intervenire perché stavolta uomini dello Stato avevano perso la vita e tutto ciò, nell’ottica delle istituzioni, non poteva passare inosservato. Due giorni dopo la strage, tra Ciaculli e Villabate, la polizia procedette all’arresto di una quarantina di persone sospettate di appartenere o, comunque, favorire le cosche.

I primi passi dell’antimafia

Ancora oggi non si sa con certezza chi fu a piazzare le bombe a Ciaculli e Villabate. I sospetti caddero subito su Buscetta, Cavataio e Torretta. Dopo la strage di Ciaculli gli equilibri all’interno di Cosa Nostra cambiarono nuovamente. Inoltre, la mafia siciliana sarebbe stata costretta a fronteggiare un avversario che col tempo sarebbe diventato molto temibile. In Italia stava nascendo l’antimafia.

 

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