Strage di viale Lazio: la morte di Michele Cavataio

Nella strage di viale Lazio del 1969 persero la vita cinque persone. Le vittime più eccellenti furono il boss Michele Cavataio ed il corleonese Calogero Bagarella

La strage di viale Lazio rappresenta un’altra tappa importante in merito al conflitto interno a Cosa Nostra, negli anni successivi alla prima guerra di mafia e al processo di Catanzaro. Questa strage segna anche la definitiva entrata in scena dei corleonesi. Sono, infatti, loro tra i principali protagonisti degli omicidi eseguiti nel pomeriggio del 10 dicembre 1969.

Un commando formato da cinque uomini, verso le 18:30, si dirige nei pressi di una palazzina che si trova in viale Lazio. Tra i killer, che indossavano divise da poliziotti, c’erano i corleonesi Bernardo Provenzano, Salvatore Riina e Calogero Bagarella. Non solo, vi erano anche esponenti di altre cosche. Erano quelli gli uffici di un costruttore ritenuto vicino al boss Michele Cavataio.

Non appena il commando raggiunsero l’ufficio che cercavano cominciò una violenta sparatoria. Il principale obiettivo dei killers era proprio Michele Cavataio detto il Cobra. Il boss era stato tra coloro i quali avevano dato vita al primo conflitto mafioso interno all’organizzazione criminale.

Cavataio non si arrese tanto facilmente. Sapeva di essere in pericolo e non appena vide i killers cominciò anche lui a sparare all’impazzata. Cadde a terra e gli altri si convinsero che fosse ormai morto. A quanto pare, Bernardo Provenzano cercò di accertarsi che il boss fosse davvero morto ma Cavataio riuscì a prendere la pistola e a ferire mortalmente Calogero Bagarella, fratello di Leoluca e futuro cognato di Totò Riina. Se la pistola di Michele Cavataio avesse avuto altri colpi molto probabilmente il boss avrebbe ucciso anche Provenzano ma la fortuna girò dalla parte del corleonese. In realtà, Provenzano cercò di reagire sparando ma anche il suo mitra si inceppò e fu così costretto a colpirlo alla testa proprio con la pistola. Poco dopo trovò il modo di mettere a posto la pistola e con un colpo d’arma da fuoco mise definitivamente fine alla vita di Michele Cavataio.

La strage di viale Lazio costò la vita anche ad alcuni dipendenti che lavoravano in quell’ufficio, tra l’altro tutti estranei alle vicende mafiose. Feriti i figli del costruttore proprietario dell’ufficio. Ci sono voluti quarant’anni affinché la giustizia condannasse gli autori di quel crimine così efferato. In realtà, dal racconto di Buscetta emerse che a volere quell’omicidio fu Salvatore Greco detto Cicchiteddu. Il boss chiese il parere dei capimafia all’epoca più influenti. Per lui non fu possibile rivolgersi alla commissione perché in quegli anni era stata messa momentaneamente da parte e sarebbe rinata di lì a poco. Ci sono abbastanza elementi, dunque, per dire che la strage di viale Lazio fu l’epilogo finale del primo conflitto di mafia ma Cosa Nostra non aveva ancora risolto i propri problemi e da quel momento in poi i boss palermitani avrebbero dovuto sempre più fare i conti con la ferocia e la sete di potere della mafia corleonese.

One thought on “Strage di viale Lazio: la morte di Michele Cavataio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *