Strage di Pizzolungo: Barbara Rizzo e i suoi gemelli, vittime innocenti della mafia

Strage di Pizzolungo: la mafia a Trapani nel 1985 uccide in un attentato Barbara Rizzo. Muoiono anche i suoi due figli gemelli

La strage di Pizzolungo segna un nuovo capitolo della violenza e degli eccidi della mafia nel trapanese. Nel 1985, in seguito ad un attentato avvenuto a Pizzolungo, persero la vita Barbara Rizzo e i suoi due figli gemelli, Giuseppe e Salvatore Asta. Il vero obiettivo dell’attentato era, però, il sostituto procuratore di Trapani Carlo Palermo.

Pizzolungo è nota come località balneare della provincia di Trapani, ricca di turisti soprattutto nel periodo estivo. Dal due aprile 1985, Pizzolungo acquisirà notorietà anche per quest’assurda strage, l’ennesima di una strategia del terrore che sarebbe durata ancora a lungo.

I fatti

In una strada statale che attraversa il comune di Pizzolungo e che conduce a Trapani, Barbara Rizzo è alla guida di una Volkswagen Scirocco, con a bordo i suoi due figli che sta accompagnando a scuola. Il sostituto procuratore Palermo si trova, invece, all’interno di una Fiat 132, seguita da un’altra auto di scorta, una Fiat Ritmo. Ad un certo punto, l’autista dell’auto su cui viaggia Palermo supera la Volkswagen.

Le vittime della strage di Pizzolungo

L’autobomba, ovviamente, era già stata piazzata e quando viene fatta esplodere essa si trova tra l’auto della signora Rizzo e la 132 su cui viaggia il procuratore. I mafiosi, infatti, si convincono che l’auto di Palermo sarebbe ugualmente esplosa ma si sbagliano. Il sostituto procuratore rimane solamente ferito mentre per Barbara Rizzo e i suoi due bambini non c’è nulla da fare.

Il vero obiettivo dell’attentato

Carlo Palermo non era giunto da molto a Trapani. Aveva ricevuto un incarico importante ma allo stesso tempo delicato: doveva prendere il posto di Giangiacomo Ciaccio Montalto, magistrato ucciso da Cosa Nostra nel 1983. Palermo intuisce sin da subito che Trapani è al centro di interessi importanti da parte della mafia, soprattutto nel settore della droga. Nel trapanese, in quegli anni, cresce a dismisura il numero di raffinerie di droga, soprattutto eroina.

Le condanne

Dopo lunghe indagini, la strage di Pizzolungo ha visto la condanna degli esponenti della cupola di Cosa Nostra, in qualità di mandanti. La condanna è toccata, grazie al contributo di diversi collaboratori di giustizia, a Totò Riina, Baldassarre Di Maggio e Vincenzo Virga. Non si conoscono ancora, invece, gli esecutori materiali dell’attentato.

La famiglia Asta: Nunzio e Margherita

La vita della famiglia Asta è stata sconvolta dalla strage di Pizzolungo. Nunzio Asta, il marito di Barbara, pur non essendo rimasto coinvolto nella strage, è scomparso nei mesi successivi all’attentato. L’unica sopravvissuta è stata la figlia maggiore dei coniugi Asta. Margherita Asta aveva solo undici anni quando perse sua madre e i suoi due fratelli minori.

Oggi, a distanza di più di trent’anni da quell’evento sconvolgente, Margherita offre la sua collaborazione all’associazione Libera. Tra l’altro, la mattina del 2 aprile 1985, solo per una fortuita coincidenza su quell’auto non si trovò anche Margherita. Per non fare tardi a scuola la ragazza si fece accompagnare da una sua vicina di casa.

Il ricordo di Carlo Palermo

Carlo Palermo ricorda bene quel giorno che cambiò per sempre la sua vita: “Mi resi subito conto dell’imminente pericolo, avvertii subito la sensazione di stare sul punto di saltare in aria” – dice l’ex magistrato in un’intervista rilasciata al canale Rai Storia. Palermo fa fatica a trattenere l’emozione quando pensa al momento in cui si accorse che c’erano stati dei morti.

La mafia utilizzò ben 50 kg di tritolo per eseguire quella strage. Eppure Cosa Nostra non aveva avuto tantissimo tempo per preparare l’attentato. Carlo Palermo si era, infatti, trasferito nel comune di Pizzolungo da soltanto cinque giorni.

Sin da subito si ebbe la sensazione che ci fosse la mano della mafia dietro a quell’attentato. Palermo si recò subito in Tribunale ma i colleghi fecero chiamare un’ambulanza, in modo che venisse trasportato in ospedale. Altro aspetto inquietante della vicenda è che Nunzio Asta, marito di Barbara Rizzo, si trovò a passare sul luogo dell’attentato ma, non avendo visto l’auto di sua moglie, pensò che ella si fosse salvata e che fosse transitata prima dell’esplosione.

I funerali

La strage di Pizzolungo causò gravi ferite agli uomini della scorta di Carlo Palermo. Per fortuna, tutti riuscirono a salvarsi. I funerali si celebrarono nella cattedrale di Trapani. Un fiume di gente volle rendere l’ultimo saluto ad una famiglia che fino a pochi giorni prima era unita e felice e che nulla aveva a che fare con la mafia. Nei giorni successivi, il popolo siciliano reagisce con marce e manifestazioni alla violenza e al predominio mafioso.

Le dichiarazioni del sindaco di Trapani

Il sindaco di Trapani prova a difendere l’onore dei suoi cittadini, dichiarando che Trapani, pur essendo interessata da infiltrazioni mafiose, non è l’epicentro della mafia siciliana. Eppure, solo qualche anno prima era stato ucciso il giudice Ciaccio Montalto.

Le indagini di Carlo Palermo a Trento

Carlo Palermo in un primo momento non volle fermarsi e cercò di andare avanti. A soli 23 anni era diventato giudice istruttore presso il Tribunale di Trento ed aveva incominciato ad occuparsi di traffico di droga, con gli stupefacenti che arrivavano dalla Turchia e che, dopo lunghi tragitti, finivano nelle raffinerie della Sicilia.

Non solo droga. Sempre a Trento, Palermo scoprì un’organizzazione dedita al traffico internazionale di armi. Il magistrato entrò, però, in conflitto con le più alte autorità dello Stato. Le sue indagini, dunque, subirono una brusca frenata.

Il giudice venne costretto nel 1984 a chiudere in anticipo le indagini per difendersi dalle accuse di interesse privato in atti d’ufficio. Nel 1988 verrà, poi, assolto da questa accusa. La situazione per lui si fece talmente pesante da convincerlo a chiedere il trasferimento a Trapani.

Carlo Palermo e Ciaccio Montalto

Carlo Palermo racconta di un incontro avvenuto nel dicembre del 1982 a Sorrento, con Ciaccio Montalto, Giovanni Falcone e Rocco Chinnici, in occasione di un convegno sulla mafia. Montalto e Palermo cominceranno anche a collaborare, per cercare di scoprire di più sul traffico internazionale di droga che aveva in Trapani e Trento due rotte importanti. La collaborazione si interruppe dopo l’omicidio di Montalto.

La scoperta della raffineria di droga

Le intuizioni dei due magistrati si rivelarono esatte. Pochi giorni dopo la strage di Pizzolungo fu, infatti, scoperta la più grande raffineria di droga della Sicilia, precisamente ad Alcamo, proprio nel trapanese.

Le perplessità sulle indagini e sulle sentenze

Le prime indagini sulla strage si indirizzarono verso gli esecutori materiali della strage. In primo grado, vennero condannati all’ergastolo Vincenzo Milazzo, Filippo Melodia e Gioacchino Calabrò. I tre verranno, però, assolti sia in secondo grado che in Cassazione. Sono ancora molti, dunque, i dubbi  ancora irrisolti e le domande sulla strage di Pizzolungo che ancora non hanno trovato risposta.

 

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