Terra dei fuochi: una vergogna senza fine, tutti responsabili

La Terra dei fuochi: il grande dramma della Campania, da anni al centro di un’emergenza rifiuti sulla quale la camorra lucra e uccide, scaricando veleni e appiccando roghi tossici pericolosissimi

Cos’è la terra dei fuochi?

Quando si parla di Terra dei Fuochi si fa riferimento ad una vasta area compresa tra la provincia di Caserta e quella di Napoli ormai conosciuta soprattutto per i tanti incendi ai rifiuti che quasi ogni giorno vi si verificano. In realtà, la Terra dei Fuochi è il simbolo di un Paese e di un territorio che rischia di distruggere per sempre il futuro delle prossime generazioni.

Per anni immense tonnellate di rifiuti tossici sono stati sversati a Napoli ed in tutta la regione Campania grazie alla complicità di imprenditori, politici e camorristi senza scrupolo che hanno avvelenato la loro terra, quella dei loro figli, pensando solo ed esclusivamente al dio denaro.

Cosa accadrà tra cinquant’anni nella terra dei fuochi?

Il geologo Giovanni Balestri, che per alcuni anni ha lavorato per la procura di Napoli, ha lanciato già nove anni fa, ovvero nel 2006, un allarme incredibile: “Tra 58 anni – ha dichiarato il geologo – sarà tutto perduto, a partire dalla falda acquifera che si trova a decine di metri di profondità”. Gli effetti sull’agricoltura, sull’aria e sulla vita rischiano di ripercuotersi su centinaia di migliaia di persone. E’ per questo motivo che si è diffuso un termine terribile ma che rischia di rispecchiare per davvero la realtà campana, ovvero “biocidio“. La pericolosità sembra essere legata soprattutto al percolato che in provincia di Napoli potrebbe compromettere e danneggiare per sempre la falda acquifera.

Non sappiamo se questa profezia si avvererà. Lo sapremo solo tra mezzo secolo. Sta di fato che bisognerebbe intervenire il prima possibile cercando di fare il massimo per evitare il peggio. Di Terra dei Fuochi si è parlato per la prima volta nel 2003, in un rapporto sulle ecomafie redatto da Legambiente. Il termine designa, appunto, quei fumi che si notano quando si percorre l’asse mediano, strada molto conosciuta in Campania perché è l’arteria che divide il napoletano dal casertano.

Spesso, quei roghi sono riconducibili all’inciviltà delle persone che preferiscono bruciare i materiali edili delle industrie, piuttosto che eseguire una procedura, che soprattutto per le imprese di non elevata caratura, risulterebbe molto costoso. In realtà, spesso i roghi vengono appiccati anche dai rom che bruciano materiale plastico per ricavarne rame sciolto da vendere, ovviamente, in maniera illegale.

Le responsabilità dello Stato

Per anni lo Stato è rimasto praticamente fermo, anche e soprattutto dal punto di vista legislativo. Solo da pochi mesi è stata promulgata una legge che condanna coloro i quali si permettono di bruciare rifiuti. Il problema è che, soprattutto per quanto concerne la Terra dei Fuochi, tutto questo non può bastare. Bisogna salire di livello, ovvero cercare di individuare i mandanti, ovvero coloro i quali stringono un accordo affinché vengano sversati i rifiuti nel sottosuolo.

Una situazione che lo Stato conosceva da tempo. Il boss pentito del Clan dei Casalesi Carmine Schiavone sin dal 1997 ha raccontato alla Commissione Parlamentare sulle ecomafie tutto ciò che negli anni addietro il clan dei casalesi aveva fatto e stava facendo per quanto concerne lo smaltimento dei rifiuti. Anche Carmine Schiavone aveva lanciato una profezia, dicendo che entro vent’anni per quelle terre non ci sarebbe stato più futuro e che tante malattie avrebbero ucciso animali e esseri umani. Dopo Carmine Schiavone è stata la volta, nel 2008, di Gaetano Vassallo, imprenditore da sempre legato al settore dei rifiuti e che per anni ha trattato con il clan dei Casalesi.

Grazie alle loro dichiarazioni è stato possibile spiegare per quale motivo centinaia di camion pieni di scorie e rifiuti tossici provenienti non solo dal Nord Italia ma anche dall’Europa dell’est erano disposti a fare anche ore di viaggio e di fila nelle discariche campane, legali ed illegali, per liberarsi di quello che loro producevano con le loro aziende.

A Giugliano per anni le discariche che facevano parte dell’area Resit hanno smaltito illecitamente rifiuti ed è per questo che in quell’area il percolato rischia di fare danni enormi. Se non si interverrà in tempo i rischi sono davvero molto seri, ovvero i pozzi per l’agricoltura e per l’allevamento degli animali diventeranno inutilizzabili. Solo rapide ed efficaci bonifiche potrebbero evitare il peggio ma non tutti sembrano essersi resi conto della gravità della situazione. Il problema è che, al di là del lavoro sporco compiuto da ex discariche e da discariche abusive, i terreni contaminati rischiano di essere molti di più di quelli individuati fino ad ora.

La Terra dei Fuochi rappresenta un dramma enorme, una tragedia che ha già tolto la vita a tante persone. Per la Terra dei Fuochi si battono da anni personaggi come don Maurizio Patriciello,  prete di Caivano che combatte ogni giorno con iniziative di ogni tipo per risvegliare la coscienza civile e per chiedere il rispetto dei propri diritti.

La terra dei fuochi: quando tutto ebbe inizio

Per conoscere la storia della Terra dei Fuochi bisogna partire dalla fine degli anni ’80. E’ quello il momento in cui la camorra comincia ad avvicinarsi al business dei rifiuti, grazie all’abile e spregiudicato imprenditore Cipriano Chianese che è il proprietario di diverse discariche in quel di Giugliano. Altri imprenditori del settore rifiuti, insieme ad esponenti del clan Bidognetti, trovano un accordo grazie anche a collegamenti con il mondo della massoneria, ovvero con la P2 di Licio Gelli. E’ quanto dichiarato a più riprese dallo stesso Carmine Schiavone in diverse interviste. Tra le varie parti in gioco sembra sia stato formalizzato un vero e proprio patto relativo al traffico illecito di rifiuti.

Le varie emergenze rifiuti che si sono susseguite negli ultimi vent’anni in Campania hanno finito per agevolare ulteriormente l’operato di queste persone che hanno continuato a sversare senza alcuno scrupolo di coscienza. Se oggi si parla ancora di Terra dei Fuochi la responsabilità è di tutti: della camorra ma anche della politica che spesso è scesa a patti o che ha fatto finta che nulla stesse accadendo, di tutti quei tecnici che hanno svolto analisi sul sottosuolo in maniera superficiale, al fine di ridimensionare l’impatto del problema, di quei contadini che hanno accettato, magari per paura o forse per soldi, e che non si sono ribellati allo scempio che si stava perpetuando ai danni di quella terra che per anni loro stessi hanno coltivato con sacrificio, passione e tenacia.

L’aumento delle malattie ed il registro tumori

In Italia, purtroppo, nemmeno i numeri sembrano bastare per comprendere quanto sia allargato e diffuso il male della Terra dei Fuochi. Sono proprio i numeri a dirci che in alcune aree della Campania negli ultimi anni le morti per tumore sono aumentate in maniera abbastanza netta rispetto al resto d’Italia. Non può essere un caso se tante giovani persone negli ultimi anni hanno perso la vita a causa del cancro, se tanti bambini sono nati già malati e con un destino segnato inesorabilmente. Uno Stato di diritto, fondato sulla democrazia, non può permettere tutto questo.

E’ stato un importante e noto oncologo, Antonio Giordano, in seguito ad uno studio attento e approfondito, a concludere che nella zona compresa tra Napoli Nord e Caserta Sud l’indice di mortalità, in seguito allo smaltimento illegale dei rifiuti mandato avanti dalla camorra per circa trent’anni, si attesta al 12,4% per le donne e al 9,2% per gli uomini. Questi risultati, come era ampiamente prevedibile, sono stati attaccati e messi in discussione da più parti.

Dopo anni di dure battaglie, anche in Campania è arrivato il registro dei tumori. Si tratta di uno strumento di fondamentale importanza perché consente di tenere sotto controllo, dal punto di vista quantitativo e statistico, la comparsa dei tumori in tutta la regione ma soprattutto nella Terra dei Fuochi. Ormai parecchi dati e informazioni, riferiti agli anni addietro, sono stati persi ma adoperare questo strumento in maniera efficace permetterebbe di valutare bene l’eventuale correlazione tra l’aumento di tumori e la presenza di rifiuti tossici nel sottosuolo della Terra dei Fuochi.

C’è ancora chi fa fatica ad accettare questa dura realtà e chi prova a dare spiegazioni diverse, dimenticando che non è semplice accertare con precisione scientifica il rapporto che sussiste tra causa ed effetto. Difficile, però, credere ad una semplice coincidenza, significherebbe offendere l’intelligenza delle persone e delle famiglie che piangono tante vittime innocenti.

Altre aree a rischio

Non solo la Terra dei Fuochi sembrerebbe essere a rischio. Occhio anche alla zona compresa tra Nola, Marigliano e Acerra e ai quartieri di Bagnoli e Fuorigrotta di Napoli, quelli in cui era situata la ex Italsider. Tante morti silenziose ha fatto l’amianto ad Avellino, con lo scandalo della ex Isochimica che solo ora sta venendo a galla e sta facendo emergere verità scottanti.

Torniamo alla Terra dei Fuochi. Negli anno scorso lo Stato sembrava aver cominciato a rendersi conto di quanto stesse accadendo in Campania. Alcune inchieste importanti, come l’inchiesta Cassiopea e quella sulla discarica Resit di Giugliano, avevano accertato responsabilità gravissime da parte di politici ed imprenditori, accusati, a vario titolo, di inquinamento della falda acquifera e disastro ambientale.

Controlli sbagliati e superficiali

Se non si è riusciti a scavare fino in fondo in questo dramma è stato per via anche degli impiegati dell’Arpac, dell’Istituto Superiore della Sanità, degli enti provinciali e dell’Asl che, quando sono stati chiamati a fare controlli ad esempio sulla Resit di Giugliano, hanno svolto il loro lavoro in maniera superficiale, non sono andati fino in fondo ed hanno ridimensionato il problema di quella che all’epoca non era ancora conosciuta come Terra dei Fuochi ma che aveva già subito danni incalcolabili. Si parlava di nessun rischio di contaminazione della  falda acquifera ma non era stato analizzato il percolato ed il suo percorso nella falda stessa. Sono stati persi, dunque, molti anni e, intanto, la situazione è peggiorata ancora.

L’importanza delle bonifiche

Dopo l’approvazione della legge relativa alla Terra dei Fuochi lo Stato ha compreso la necessità di utilizzare la tecnologia per cercare di arrivare quanto più possibile in profondità e scoprire tutto ciò che è presente nel sottosuolo. Già nel 2014, nel corso di una conferenza stampa, sono stati resi noti i dati delle ricerche effettuate nel casertano e nel napoletano. I campi agricoli maggiormente a rischio sono quelli che si trovano tra Acerra, Giugliano, Caivano, Villa Literno, Succivo, Castel Volturno e Nola. I prodotti dei campi contaminati non potranno entrare a far parte del mercato.

La legge sembra, però, aver sottovalutato un aspetto importante, quello della bonifica. Urgono bonifiche in tempi brevi e lo Stato sembra non sapere come fare per trovare i fondi destinati a tale operazione. Intanto, la Terra dei Fuochi ha creato un grosso danno d’immagine anche a chi, magari, lavora ancora bene la terra e riesce a produrre risultati di qualità in terreni non contaminati. La gente non si fida più dei prodotti provenienti dalla Campania e dalla Terra dei Fuochi, il danno economico è già grande e potrebbe diventare enorme se non si fa presto. In realtà, esiste la possibilità di far analizzare campioni di prodotti per verificare l’eventuale presenza di sostanze pericolose. Il problema è che questi esami devono essere sostenuti dalle aziende ed hanno costi non proprio bassi.

Un’emergenza non ancora conclusa

Qualcosa è stato fatto, è innegabile. Un decreto legge convertito in legge dal Parlamento nel 2014 è già un passo in avanti importante. Il problema è che in Italia ci si lascia troppo condizionare dall’impatto mediatico delle vicende. Per carità, è stato proprio grazie ad una certa risonanza mediatica che probabilmente si è avuta la possibilità di un intervento concreto e maggiormente incisivo da parte dello Stato. C’è anche l’altra faccia della medaglia che è quella che più preoccupa. Quando l’attenzione dei media comincia a calare si è portati a ritenere che l’emergenza Terra dei Fuochi sia conclusa. In realtà, essa si rinnova ogni volta che una nube di fumo si sprigiona, lasciando un odore nauseabondo ed inquinando pericolosamente l’area.

Una battaglia civile da vincere ad ogni costo

L’emergenza Terra dei Fuochi è sempre dietro l’angolo. E’ da poco stata scoperta in provincia di Caserta, in quel di Calvi Risorta, una discarica abusiva piena di rifiuti tossici. Un disastro ambientale tra i più grandi non solo d’Italia ma addirittura d’Europa. Questo vuol dire che bisogna continuare a cercare perché potrebbero esserci ancora tante discariche abusive non ancora individuate. Per fortuna, anche la popolazione ha lentamente preso coscienza dei propri diritti ed è dal basso, dai cittadini onesti e feriti che deve ripartire una battaglia civile fondamentale affinché la Campania ritorni, un giorno, ad essere “felix”.

 

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