Tommaso Buscetta: frasi famose, interviste e storia del boss superpentito

Le frasi famose di Tommaso Buscetta, le sue interviste, il suo ruolo nel maxiprocesso, il rapporto con Falcone e la sua storia all’interno di Cosa Nostra

Tommaso Buscetta ha svolto un ruolo fondamentale negli anni ottanta. E’ stato il primo grande pentito di Cosa Nostra. In realtà, prima di lui c’era stato Leonardo Vitale ma le vicende di quest’ultimo furono molto travagliate e non ebbero la stessa risonanza del pentimento del cosiddetto boss dei due mondi. Ripercorriamo insieme la sua storia, dando uno sguardo al suo percorso all’interno della mafia e alla seconda parte della sua vita, quella coincisa con la scelta di dire basta a Cosa Nostra. Solo così, del resto, avrebbe potuto salvarsi la vita.

L’infanzia

Tommaso Buscetta  nasce ad Agrigento nel 1928. La sua non è una famiglia molto ricca. Sua madre è una casalinga, suo padre di mestiere fa il vetraio. Sin dall’infanzia, il giovane Tommaso dà prova di essere un ragazzo sveglio, che vuole realizzarsi presto. Si sposa all’età di sedici anni, in piena seconda guerra mondiale. Buscetta cerca di darsi da fare per non far mancare nulla a sua moglie. Si butta a capofitta nel business del mercato nero, smerciando in modo clandestino le tessere per il razionamento della farina.

L’Argentina

Nonostante le tante difficoltà, la vita coniugale di Buscetta va avanti senza intoppi. Nel 1945 e nel 1946 nascono due bambini, Felicia e Benedetto. Nel dopoguerra, però, Palermo è una città in grosse difficoltà. Ci sono scarse possibilità occupazionali e molti giovani decidono di emigrare. Sceglie come meta della sua nuova vita l’Argentina. Buscetta si trasferisce a Buenos Aires e cerca di seguire le orme del padre, aprendo una vetreria. L’esperienza argentina, però, non si rivela molto soddisfacente e così nel 1957 Tommaso fa ritorno a Palermo. Non cambiano, però, le sue ambizioni: Buscetta vuole condurre un’esistenza agiata ed è pronto a tutto pur di fare soldi.

Una nuova Palermo

Palermo vive, come tutta l’Italia, il boom economico di fine anni cinquanta. La città cambia completamente volto. Si comincia a costruire di tutto e di più. Lo scempio edilizio palermitano passerà alla storia come il Sacco di Palermo ma rappresenterà, al contempo, le fortune di molti imprenditori, politici e mafiosi che avranno nelle loro mani le redini dell’isola per diverso tempo.

I primi ruoli nella mafia

Buscetta entra nelle grazie del boss La Barbera, un uomo che sta facendo affari proprio nel campo dell’edilizia ma che gestisce anche attività illecite. Al futuro superpentito viene affidato un compito importante: deve occuparsi del contrabbando di sigarette. Ovviamente, Masino aspira a qualcosa di più importante ma deve prima dimostrare le sue capacità.

La latitanza e l’America

La prima guerra di mafia coinvolge diverse famiglie di Palermo e tutti rischiano la pelle. Masino è furbo e allora decide, per un po’, di uscire dal giro, in attesa di tempi migliori. Intanto, anche la polizia mette gli occhi su di lui. Buscetta trascorre ben dieci anni di latitanza, dal 1962 al 1972. In questi lunghi anni fa la spola tra la Sicilia e il Sudamerica. Il suo matrimonio va a rotoli. Si sposa altre due volte. Rischia in varie occasioni di essere arrestato ma è sempre lesto a scappare. Attraverserà diversi paesi del continente americano, dal Brasile al Messico, fino agli Stati Uniti d’America.

Altri matrimoni

Nel 1966 si sposa a New York con Vera Girotti. Buscetta cambia identità. Il suo nuovo nome è Manuele Lopez Cadena. Anche questo matrimonio dura poco. Nel 1966 Masino convola di nuovo a nozze, stavolta sotto il falso nome di Paulo Roberto Felici. La sua nuova compagna è la brasiliana Cristina de Almeida Guimares. Buscetta ha circa il doppio degli anni della sua consorte ma la sua relazione, stavolta, sembra procedere senza problemi.

Il primo arresto

Nel 1972 finisce la lunga latitanza di Buscetta che viene arrestato dalla polizia brasiliana con l’accusa di traffico internazionale di stupefacenti. Il boss non viene processato nel paese sudamericano. Dovrà essere l’Italia ad accoglierlo. Per Buscetta, sul finire del 1972, si aprono le porte del carcere dell’Ucciardone di Palermo. Dovrà scontare la pena inflittagli nel corso del processo di Catanzaro.

A Palermo cambiano le gerarchie

Resta in carcere fino al 1980 ma in quegli anni la mafia a Palermo cambia completamente volto. I corleonesi di Liggio, Riina, Bagarella e Provenzano avanzano nella scalata ai vertici di Cosa Nostra. Quando esce dal carcere la seconda guerra di mafia si avvicina. Un brutto segnale per Buscetta, legato alle cosche di Palermo, è l’uccisione di Stefano Bontate. Il boss dei due mondi torna a sparire dalla circolazione, viaggiando ancora una volta in direzione Sudamerica.

Buscetta e Falcone

Nel 1983 viene nuovamente arrestato, sempre in Brasile. Si dice che in quella occasione Buscetta abbia addirittura provato a corrompere la polizia brasiliana, promettendo un grosso quantitativo di denaro in cambio della sua libertà. Nel 1984 un giovane Giovanni Falcone, insieme al sostituto procuratore Vincenzo Geraci, si reca in Brasile per un colloquio con Buscetta, Don Masino non collabora sin sa subito ma non esclude a priori che possa farlo.

L’estradizione

Nel luglio del 1984 il Brasile dà il placet per l’estradizione del boss. Buscetta non è per nulla contento e prova a togliersi la vita ingerendo più di un milligrammo di stricnina. L’uomo riesce a salvarsi e, stavolta, nulla potrà impedire il suo ritorno in Italia. Nel belpaese ad attenderlo c’è ancora una volta il giudice istruttore Giovanni Falcone. L’intesa tra i due è immediata. Entrambi mostrano rispetto l’un per l’altro, un elemento che si rivelerà fondamentale per la scelta di Buscetta di passare dalla parte dello Stato.

Buscetta pentito

Le sedute tra Buscetta e Falcone si moltiplicano. I due cominciano a vedersi sempre di più e Buscetta inizia a parlare. E’ lui il primo grande pentito della storia della mafia siciliana. Pagherà caramente questa scelta. Molti dei suoi familiari, compresi i suoi figli, verranno barbaramente uccisi dai corleonesi. Buscetta rivela l’esistenza di una struttura gerarchica all’interno della mafia e fa i nomi dei politici vicini o, addirittura, affiliati all’organizzazione criminale.

Buscetta e il maxiprocesso

Le dichiarazioni del superpentito offriranno al pool antimafia l’opportunità di istruire il più grande processo ai danni di Cosa Nostra: il maxiprocesso. Trascorre gli ultimi anni della sua vita a New York. E’ lì che la sua esistenza si spegne, il 4 aprile del 2000, a causa di una malattia incurabile.

Tommaso Buscetta: film in uscita sull’ex boss di Cosa Nostra?

Ebbene sì. Pare che presto uscirà un film su Tommaso Buscetta. Il regista Marco Bellocchio ha deciso di girare una pellicola che avrà come tema la storia del primo grande pentito di mafia. Non ci sono ancora certezze, però, in merito alla data di uscita del film.

Intervista a Tommaso Buscetta: Enzo Biagi ed il libro di Saverio Lodato

Sebbene negli ultimi anni della sua vita l’attenzione nei suoi confronti sia calata, Tommaso Buscetta ha fatto, comunque, parlare di sé. Nel 1988 rilasciò un’intervista ad Enzo Biagi, nella quale parlò delle differenze tra la vecchia e la nuova mafia e dei rapporti tra l’organizzazione criminale e la politica. Poco prima della sua morte, nel 1999, uscì, invece, un libro-intervista di Saverio Lodato. Buscetta espresse, nell’intervista, la sua delusione per il fatto che lo Stato italiano non avesse sconfitto del tutto la mafia.

Buscetta capo dei capi?

Buscetta capo dei capi a Palermo? In realtà no. Buscetta non è mai stato il capo incontrastato della mafia siciliana. Ha svolto certamente un ruolo di prestigio all’interno di Cosa Nostra ma non si può dire che sia stato a capo di una famiglia o di un mandamento. Nonostante ciò, conosceva benissimo gli ambienti mafiosi ed è per tale ragione che ha potuto fare grosse rivelazioni sulla cupola mafiosa e non solo.

Frasi famose di Tommaso Buscetta

Le frasi famose di Tommaso Buscetta sono diverse. Citiamone alcune, soprattutto quelle relative ai suoi dialoghi con il giudice Giovanni Falcone: “L’avverto signor giudice che, dopo questo interrogatorio, lei diventerà una celebrità. Cercheranno di distruggerla personalmente e fisicamente. Faranno lo stesso con me. Il conto che aprirà con Cosa Nostra non si chiuderà mai. E’ ancora convinto di volermi interrogare?”.

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