Turrisi Colonna: politico, imprenditore o mafioso?

Turrisi Colonna: gli importanti studi sulla mafia e la vicinanza con il mondo mafioso

Il barone Turrisi Colonna è stato uno dei primi, se non proprio il primo, a realizzare uno studio abbastanza approfondito sulla mafia in Sicilia. Turrisi Colonna  fu vittima di un attentato dal quale riuscì a salvarsi grazie ai suoi riflessi e alla sua immediata reazione. Fu nel 1864 che il barone scrisse uno studio sulle difficili condizioni della Sicilia. Lo studio fu intitolato “Pubblica sicurezza in Sicilia nel 1864“.

Turrisi Colonna era un personaggio importante a livello istituzionale. Egli era un membro del parlamento italiano e negli anni successivi, per ben due volte, avrebbe svolto l’incarico di sindaco di Palermo. Nel suo studio, il barone scrisse che ormai già da diversi anni in Sicilia quello della criminalità organizzata era un problema serio e che lo Stato, con i suoi interventi, non aveva fatto altro che rendere ancora più grave la situazione.

Più che di mafia, il barone Turrisi Colonna parlava di una setta che, a suo dire, esisteva già da molti anni, che trovava nuovi affiliati nel mondo contadino e che si occupava di offrire e ricevere protezione. Mentre da un lato offriva protezione ai proprietari terrieri, dall’altro la riceveva da alcuni politici e da forze di polizie che spesso chiudevano non uno ma entrambi gli occhi. Turrisi Colonna spiegò che, quando si trattava di decidere il destino di affiliati che si erano mal comportati, la setta organizzava delle riunioni. Regole fondamentali della setta, ovvero della mafia siciliana, erano il silenzio, l’omertà e la fedeltà assoluta all’organizzazione.

Le prime ombre sulla presunta doppia personalità del barone emersero intorno agli anni ’70 dell’Ottocento, quando Sidney Sonnino e Leopoldo Franchetti raggiunsero la Sicilia per approfondire il problema della criminalità organizzata. Fu allora che si diffusero le prime voci  che volevano Turrisi Colonna vicino alla mafia. Di lui si diceva che offrisse protezione politica ai mafiosi, in particolare alla cosca di Antonino Giammona. Colonna ebbe un incontro con Sonnino e Franchetti ma disse poco o nulla, non parlò di alcuna setta.

Nessun processo fu istituito contro il barone. Sta di fatto che Colonna rimaneva un uomo enigmatico. Probabilmente, in pubblico si mostrava ben disposto, con le parole, ad approfondire il problema della mafia e trovare il modo per risolverlo. In ambito privato, però, non si faceva scrupoli nel tessere rapporti con i mafiosi al fine di non perdere quel consenso politico di cui aveva bisogno per la sua carriera politica e di continuare a condurre i suoi affari legati alla terra.

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